Intervista a Matteo Laici, campione di Pokemon Trading Card




Sport | Giusy Guitti | 10 settembre 2016 alle 21:36

Pokemon

Fonte dell’immagine: http://movieplayer.it/news/pokemon-go-potrebbe-diventare-un-film-live-action_44115/

 

La app di ‘Pokemon Go’ è stata uno dei tormentoni dell’estate 2016; grandi e piccoli si sono avvicinati al mondo dei Pocket Monster, come Pikachu, Eevee, Bulbasaur.

Ho avuto l’occasione di conoscere Matteo Laici, classe 1989; studia per conseguire la laurea magistrale in Fisica dell’atmosfera ; è il primo di tre fratelli maschi, tutti con la stessa passione: i Pokemon.

1-Quando e come hai avuto il primo incontro con i Pokemon?
Il mio primo incontro con i Pokemon è avvenuto quando frequentavo la scuola media, non ricordo di preciso come, ma tutti erano pazzi per i Pokemon; il cartone, il videogame e le card erano un argomento di discussione ricorrente.
All’inizio era solo per il gusto di collezionarle, poi negli anni successivi è diventata una passione per il gioco vero e proprio di carte.

2-Quale è il livello più alto che hai raggiunto nei campionati?

Nei tornei di TCG (Trading Card Game) sono riuscito a vincere diversi campionati regionali e mi sono classificato tre volte sul podio nei campionati nazionali, piazzamenti che mi hanno dato l’opportunità di partecipare a vari campionati del mondo, che si svolgono ogni anno negli Stati Uniti d’America; esperienze emozionanti grazie alle quali ho potuto conoscere molte persone e ampliare i miei orizzonti.

3-Quali sono le differenze tra le card e la app?

Le differenze tra Pokemon Go e il gioco di carte collezionabili sono abissali:
il gioco di carte è totalmente basato sulla bravura del giocatore e per vincere è necessario elaborare delle proprie strategie, in Pokemon Go invece il più forte è colui che dedica più tempo e soldi al gioco.
È vero, anche per le carte bisogna spendere soldi, ma sono limitati alla spesa per comporre il mazzo giusto, invece in Pokemon Go, come in molti giochi sotto forma di app per smartphone, più si spende e più si diventa forti, di conseguenza la cosiddetta skill non conta quasi per niente.

4-A che cosa è dovuto secondo te il successo della app tra giovani e no?

Credo che il successo di ‘Pokemon Go’ sia dovuto a molti fattori: è un gioco molto semplice e alla portata di tutti, è gratuito (con l’opzione di spendere soldi per progredire nei livelli), ricrea esattamente quello che deve fare un allenatore di Pokemon nel cartone, ovvero girare il mondo per catturare tutti i Pokemon e completare il pokedex.

5-Quali sono le doti che è necessario avere per diventare un campione?

Per diventare campioni nel gioco di carte è necessaria tanta inventiva e passione, un lavoro mentale, invece in Pokemon Go, per diventare più forti si possono studiare degli accorgimenti che permettono di salire di livello più in fretta, è sufficiente documentarsi sul web.
‘Pokemon Go’, nonostante queste premesse, ha il potenziale per diventare un gioco serio, sono già previsti nuovi aggiornamenti che daranno la possibilità di scambiare Pokemon tra gli allenatori e sfidarsi l’uno contro l’altro. Sono tutte ottime idee; esistono però i BOT, ovvero dei programmi che catturano per ventiquattro ore i Pokemon più forti in giro per il mondo, vanificando gli sforzi di tutti quegli allenatori che corrono per catturare i più rari.
Alla luce di questo il numero di giocatori è precipitato. Speriamo che presto si risolvano questi problemi e si arricchisca il gioco, perché l’idea di spingere le persone a fare più movimento fuori casa è fantastica ed è un peccato che stia scemando in questo modo.

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Articolo scritto da Giusy Guitti

Giusy Guitti Giusy Guitti Ama il cinema, il teatro, l'arte e i libri...adora la moda e tutto ciò che è bello. Le piace passeggiare per la sua città e soprattutto adora scrivere di tutto ciò che la coinvolge!
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